Una visita estiva del tutto particolare: dalla Palestina Britannica alla Romagna

Trentatré giovani volontari della Brigata Ebraica sepolti nel cimitero militare del Commonwealth di Piangipane (RA)

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Trentatré giovani volontari della Brigata Ebraica sepolti nel cimitero militare del Commonwealth di Piangipane (RA)

di Giovanni Valli

Lo scorso 5 di agosto, mentre mi trovavo in vacanza con alcuni amici sulla riviera romagnola, decidemmo di visitare Ravenna perché alcuni tra loro non l’avevano mai vista prima. A causa delle restrizioni riguardanti la visita delle basiliche bizantine dovute all’emergenza Covid-19 che causavano una lunga attesa per potervi accedere, la quale ci fu prospettato che sarebbe durata almeno fino al tardo pomeriggio, decidemmo di fare visita alla tomba di Dante trovando però anche questa inaccessibile a causa dei lavori di restauro terminati solo recentemente.

Dopo un breve momento di sconforto dovuto alla delusione di non poter visitare quelli che sono i monumenti che caratterizzano la città (e dopo un pranzo a base della famosa piadina romagnola), dato che avremmo avuto a disposizione l’intero pomeriggio, proposi ai miei due compagni di viaggio di fare visita al cimitero militare britannico di Piangipane, un comune appena fuori Ravenna. Essi, sebbene inizialmente un po’ perplessi decisero di assecondarmi in quella che poteva sembrare una scelta alquanto singolare. Dopo una decina di minuti in macchina ci siamo immessi così in una stradina di campagna che a prima vista sembrava circondata solo da campi di grano. Tuttavia, riuscimmo subito ad identificare il sito del “Ravenna Commonwealth War Cemetry” grazie al fatto che ad un certo punto l’oro del grano viene interrotto da una striscia verdissima di erba tagliata appunto “all’inglese”: eravamo giunti davanti all’ingresso del cimitero.

Scesi dalla macchina sotto un sole che faceva sentire tutto il suo calore estivo, rimanemmo come avvolti da un silenzio che, con un ossimoro, oserei definire “parlante”. Dopo avere percorso quel centinaio di metri che ancora ci separavano dall’ingresso vero e proprio del cimitero, sulla destra abbiamo avuto modo di vedere la lapide commemorativa scritta in italiano, inglese ed ebraico, dedicata a 33 dei 38 caduti della Brigata Ebraica e quella dedicata al suo unico disperso, Asher Goldring. Non appena entrati andai subito a cercare l’apposito registro contenente tutti i nomi dei caduti sepolti nel cimitero, come è d’uso in tutti i cimiteri di guerra britannici. Tuttavia, sempre a causa delle norme anti Covid-19 scopro che il registro cartaceo era stato momentaneamente asportato e collocato presso l’abitazione del custode.

All’interno della stessa struttura in cui normalmente sarebbero stati conservati il registro dei caduti e quello per i visitatori, scorgo però una lastra di ottone sulla quale è stato inciso anche un elenco dei caduti sepolti presso il cimitero di Piangipane, divisi per nazionalità. In essa è specificato che “la cifra relativa al Regno Unito include un raggruppamento di 33 tombe di caduti di un gruppo della brigata di fanteria ebraica che era formata principalmente da volontari provenienti dalla palestina”. Entrati quindi nell’area cimiteriale vera e propria, mentre i due miei amici si osservavano intorno, non avendo mai visto un cimitero militare inglese, io mi misi subito alla ricerca delle tombe dei 33 volontari della Jewish Brigade Infantry Group (questa infatti la denominazione ufficiale nei documenti militari britannici di quella che viene più semplicemente indicata come Brigata Ebraica).

In un primo momento, attirato da un gruppo di tombe separate dalle altre pensai che si potesse trattare di quelle dei volontari ebrei, ma, avvicinatomi, i nomi mi parvero subito tutto fuorché ebraici. Avrei scoperto solo in un secondo momento che si trattava di soldati indiani di fede musulmana seppelliti con le lapidi rivolte in un senso diverso rispetto a quelle di tutti gli altri caduti perché orientate verso la Mecca. Tornai quindi ad osservare meglio il gruppo principale di tombe per cercare di scorgere le lapidi relative alle sepolture dei volontari che giunsero da Eretz Israel per combattere (e cadere) in Italia dal marzo all’aprile 1945. Finalmente scorsi una serie di lapidi sulle quali era inciso un Magen David sovrastato dal fregio della Brigata, costituito da un ramo di ulivo inscritto in un cerchio sul cui margine è riportato il nome dell’unità in inglese, ebraico ed arabo. Ho notato con piacere che sulla gran parte di queste tombe era presente un piccolo sasso, segno del recente passaggio di qualcuno venuto a commemorare questi caduti.

Dopo alcuni momenti di raccoglimento, notammo che ad un lato del giardino stava lavorando un signore che avremmo scoperto essere il custode del cimitero. Il signor Fiorenzo, questo infatti è il suo nome, cura questo cimitero per conto della Commonwealth War Grave Commission da diversi anni. Presentandomi a lui gli dissi che stavo scrivendo una tesi di laurea sulla Brigata Ebraica e che proprio durante le mie ricerche ero venuto a conoscenza della presenza di questi 33 caduti nel cimitero di Piangipane. Dopo avermi fornito alcuni preziosi contatti utili al mio lavoro di ricerca sul tema, iniziò a raccontarci con viva emozione della cerimonia che si tiene ogni anno in questo luogo per rendere omaggio alla memoria di questi caduti provenienti dall’allora Palestina britannica e caduti in combattimento sul fronte del Senio durante l’ultimo mese di guerra. Tale cerimonia tuttavia quest’anno non si è potuta svolgere a causa della pandemia da coronavirus.

Dopo circa un’ora di colloquio amichevole col custode, decidemmo quindi di rientrare a Ravenna non senza aver scattato qualche foto a ricordo della nostra visita e consapevoli di essere venuti a conoscenza di una “storia” che merita di essere raccontata a chi ancora non la conosce: la storia della Brigata Ebraica e dei suoi uomini.

Giovanni Valli

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