I volontari ebrei in Italia: ricostruzione e soccorso

I volontari ebrei in Italia - ricostruzione e soccorso
Nel dopoguerra, l’azione dei soldati ebrei dell’esercito britannico si rivolse prevalentemente alla riapertura di scuole e alla gestione di centri di raccolta per ricostruire le comunità ebraiche devastate dalla Shoah

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Nel dopoguerra, l’azione dei soldati ebrei dell’esercito britannico si rivolse prevalentemente alla riapertura di scuole e alla gestione di centri di raccolta per ricostruire le comunità ebraiche devastate dalla Shoah. In tali luoghi era peraltro possibile diffondere le idee del sionismo e, conseguentemente, incoraggiare l’immigrazione verso la Palestina. Yaacov Foa racconta a tal proposito:

Ci fu reso noto che a Roma e nei dintorni si erano organizzati giovani ebrei sotto la guida di soldati venuti dalla Palestina prima di noi. Molti di loro erano sopravvissuti alle persecuzioni, alle razzie dei nazi-fascisti, erano stati colpiti duramente dalla perdita dei loro cari. Essi stavano cercando una soluzione per la vita: inserirsi nei tentativi di ricostruire una Italia nuova o partecipare agli sforzi di realizzare il sogno di rinsaldare il focolare ebraico in Eretz Israel, insieme alle migliaia di ebrei profughi che cominciavano ad arrivare in Italia dai campi di concentramento e di sterminio […] I soldati che ci avevano preceduto aiutarono in tutte le maniere […] organizzarono riunioni, lezioni di ebraico, ma anche sistemarono posti di rifugio, di raccolta, scuole, case per bambini rimasti senza famiglia.[1]

Nell’ottobre del 1943 erano circa un migliaio i volontari ebrei provenienti dalla Palestina.[2] Fra di essi si trovavano in Italia gli uomini della 739esima compagnia, i cui membri prestavano assistenza ai profughi ebrei provenienti dalla Jugoslavia, presso un centro rifugiati a Brindisi. La compagnia era stata spostata nella zona fra Ancona e Rimini e poi nuovamente a Napoli, all’inizio del ’44, per occuparsi della gestione di un ospedale da campo. Anche i volontari della 745esima compagnia prestavano assistenza ai profughi nella città di Napoli, dove costruirono tre ospedali militari.[3] In un articolo del New York Times il corrispondente Milton Bracker ravvisava tuttavia una certa reticenza dei britannici nel valorizzare questo contributo:

Verso la metà del 1943, una compagnia di tecnici [ebrei dalla Palestina] approdò a Salerno con il contingente britannico della quinta armata. Da quel momento, molte compagnie di ingegneri, tecnici radio, trasporto truppe e altro personale specializzato fornirono il proprio contributo alla battaglia. Per un lungo periodo non fu permesso di menzionare la presenza di queste unità. Non ci fu data alcuna spiegazione ufficiale ma era chiaro che i britannici credevano che non fosse opportuno infiammare la questione arabo-sionista sottolineando il fatto che agli ebrei era permesso prestare servizio nelle unità del Mediterraneo. Probabilmente tutto ciò ora appare anacronistico.[4]

Le compagnie ebraiche che giungevano dalla Palestina prendevano parte alla campagna d’Italia e alle successive attività di soccorso e ricostruzione. La compagnia ebraica 5369, ad esempio, contribuiva nel febbraio 1945, assieme ad alcuni operai italiani, alla costruzione di un ponte sulla via Emilia.[5] Numerosi ponti Bailey furono eretti nel corso della guerra dalle compagnie di ingegneri ebrei palestinesi per agevolare l’avanzata Alleata. Al termine del conflitto, la 462esima compagnia del RASC fu una delle più operose nell’intraprendere attività sionistiche sul territorio italiano, da Bari a Magenta.[6] Questa particolare compagnia sarebbe stata infatti interamente impegnata nelle operazioni di trasporto dei profughi e nelle attività di reperimento di cibo e acqua da destinare ai rifugiati.[7] Nuclei più o meno numerosi della Hagana erano presenti anche in altre compagnie, come la 544esima compagnia e la 468esima compagnia.[8] Alcuni uomini della 650esima compagnia si occuparono di organizzare le staffette dei profughi al Tarvisio riattivando gli edifici della comunità ebraica di Milano, insieme agli uomini della 745esima e la 739esima compagnia. Se la maggior parte degli autisti del “TTG”[9] erano inquadrati nella 462esima compagnia, molti esponenti del Merkaz La’Gola[10] facevano parte dei battaglioni di fanteria della Brigata Ebraica e della 745esima compagnia del genio, nota come “Solel Boneh”, dal nome della più grande compagnia di costruzioni e ingegneria civile dell’Yishuv.[11] In generale, il contributo dei volontari inquadrati nelle ‘Jewish Companies’ dell’esercito britannico fu senz’altro pari a quello offerto dagli uomini della Brigata Ebraica per efficacia e dedizione. I volontari ebrei che si trovavano in Italia erano infatti uomini di una certa esperienza, dal momento che alcuni di loro maturavano il proprio quinto anno di servizio nell’esercito. Essi offrirono in gran numero le proprie competenze civili e militari ripartendo le proprie energie umane e professionali fra soccorso, ricostruzione e attività sionistiche.


[1] Y. Foa, Riminiscenze, Archivio Fondazione Cdec Milano, Fondo Sionismo-Palestina-Israele, fascicolo “Brigata Ebraica”.  

[2] Y. Gelber, “The Meeting Between the Jewish Soldiers from Palestine Serving in the British Army and She’erit Hapletah”, in Gutman, Yisrael, Drechsler, Adina (a cura di), She’erit Hapletah, 1944-1948, p. 66.

[3] Ibid.

[4] Si veda l’articolo del New York Times del 26 marzo 1945 dal titolo “All Jewish-Units fighting in Italy” in Jewish Brigade (1945), CZA Z5\11178.

[5] R. Rossi, La Brigata ebraica, pp. 62-69.

[6] Istituto per l’ebraismo contemporaneo, The Hebrew University of Jerusalem - Sezione per le testimonianze verbali. File: I. Libertowsky, p. 10.

[7] Ibid.

[8] Ibid.

[9] Unità clandestina formata dai volontari ebrei dell’esercito britannico addetta alle staffette dei profughi. La sigla “TTG”, acronimo della locuzione arabo-yiddish “Tilhas Tizi Gescheften” (letteralmente “lick my ass business”), compariva regolarmente sui certificati e sui fogli di circolazione ma si riferiva ad una unità Alleata in realtà inesistente.

[10] Nucleo di volontari che coordinava le staffette. Il quartier generale del Merkaz La’Gola si trovava a Milano, in via dell’Unione.

[11] Yad Tabenkin Archive, Mercaz La’Gola in Italy - August 1945, 17-2/61236.

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