In seguito all’armistizio dell’8 settembre 1943, gli Alleati diedero la possibilità alle forze armate italiane, riorganizzatesi al Sud, di costituire diversi reparti da schierare contro gli occupanti tedeschi. A causa di un diffuso sentimento di sospetto verso i soldati italiani, gli uomini di queste unità venivano considerati dagli anglo-americani cobelligeranti, non alleati. Nonostante ciò, i militari italiani dimostrarono fin da subito il proprio valore.
All’inizio dell’ultimo anno di guerra venivano costituite sei grandi unità denominate Gruppi di combattimento. Due di esse, il Gruppo di Combattimento “Friuli” ed il “Cremona”, combatterono sul fronte del Senio al fianco della Brigata Ebraica. La sera del 9 aprile 1945, il Generale britannico Harold Alexander ordinò di preparare l’attacco per la liberazione della piccola località di Riolo Terme, in provincia di Ravenna. Il comandante del Gruppo di Combattimento “Friuli”, Generale Arturo Scattini, di concerto con il comandante della Brigata Ebraica Ernest F. Benjamin, decise di non bombardare l’abitato per non colpire i civili. La battaglia, durata tutto il giorno, fu feroce, e gli italiani lasciarono sul campo 74 morti, 159 feriti e 15 dispersi. Gli uomini della Brigata Ebraica riuscirono nel frattempo ad aggirare il nemico impossessandosi, dopo un violento scontro a fuoco, del Mulino Fantaguzzi, nei pressi di Cuffiano, utilizzato come roccaforte dalle truppe tedesche.
L’11 aprile 1945 Riolo Terme venne liberata e la popolazione accolse con gioia sia gli italiani del “Friuli” che i “palestinesi” della Brigata Ebraica. Anche Imola sarebbe stata liberata di lì a poco grazie allo sforzo congiunto di italiani e volontari ebrei dell’esercito britannico.



