L’ultimo sopravvissuto italiano della Brigata Ebraica

Le leggi razziali, il servizio nella Brigata Ebraica e l’amore (tradito) per l’Italia

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Caro Direttore del Museo della Brigata Ebraica

Avevo 12 anni quando le leggi razziali (1938) hanno costretto la mia famiglia ad emigrare, prima in Svizzera, poi in Palestina. È difficile descrivere con le parole il senso di disperazione, di ingiustizia e di paura di quei momenti. È stato veramente uno strazio. Però non ho mai perso il mio amore per l'Italia e per gli Italiani (come popolo in generale, non per i fascisti). Sono un discendente di una famiglia italianissima che ha dato all'Italia onori e beni materiali. Il mio bisnonno materno, Alessandro D'Ancona, è stato un famoso dantista e letterato italiano, rettore della scuola Normale pisana, sindaco di quella città con una piazza a Pisa che ancora porta il suo nome. Poi Senatore del regno. Mia nonna era cugina prima di un noto, italianissimo, poeta, Angiolo Orvieto. Un mio prozio, Vito D'Ancona, era un italianissimo pittore macchiaiolo, le cui opere si trovano oggi nei musei del mondo. Una diecina dei suoi lavori sono in visione nel museo Israel a Gerusalemme. I miei nonni materni (lui commendatore per meriti di lavoro agricolo, lei crocerossina nella prima guerra mondiale) erano i ricchissimi padroni di molte tenute, di ville, palazzi e castelli. La mia casa in Italia per metà della mia vita era il castello di Volognano con una tenuta di 1500 ettari all'incirca. C'erano 50 fra stanze e saloni, una servitù di circa 15 persone fra cuochi, cameriere, istitutrici per i bambini, giardinieri, autisti e perfino un falegname personale per la manutenzione del mobilio. Mia Nonna, dopo la prima guerra mondiale fondò il primo istituto ortopedico toscano donando un palazzo di sua proprietà e poi con altre larghe elargizioni. È inutile che continui con le donazioni, ricorderò soltanto che mio padre, militare nella prima guerra mondiale, fu fatto cavaliere con medaglia d'oro per la battaglia di Vittorio Veneto, Nel 1937 fu nominato - come architetto - a dirigere i lavori di restauro a Palazzo Strozzi a Firenze. Nel 1938 dovette, umiliato, rinunciare al lavoro con le nuove leggi contro gli ebrei.      

Scrivo tutto questo per far capire la dedizione della mia famiglia al benessere nostro, all'amore per un'Italia che consideravamo la nostra patria, pur ricordando, un po' da lontano, che eravamo anche ebrei. Tutto però si sfasciò con le leggi del 1938. 

Sono tornato tante volte in Italia, mantengo la cittadinanza italiana, ho ancora amici, soprattutto fra la nobiltà che non era fascista, ma...  No, lo schiaffo tremendo di quelle leggi, la figura di quel “reuccio” che le ha firmate, e poi, esiliato, è andato a chiedere ospitalità da ricchi ebrei italiani in Egitto, dove mia madre lo incontrò nel 1946, questo schiaffo è indimenticabile.

Non ho mai capito quegli ebrei che hanno sofferto molto più di me, che sono fuggiti in Svizzera nel ‘43, e poi sono tornati a vivere in Italia. Un senso di profonda dignità personale non mi ha mai lasciato pensare neanche per un attimo di poter tornare a vivere nel Bel Paese. Le vicende della mia vita mi hanno insegnato ad essere quello che sono, senza pregiudizi, senza "ismi", amico di tutti quelli che hanno un vero senso di umana fratellanza, nemico di nessuno, costretto a difendermi per sopravvivere*. 

Piero Cividalli

*Piero Cividalli, 94 anni, professore di storia dell’arte in pensione, è l’ultimo sopravvissuto della piccolissima pattuglia di ebrei italiani volontari nella Brigata Ebraica. Dopo essere fuggito in Palestina con la famiglia in seguito alle leggi razziali, ha partecipato alla seconda guerra mondiale come volontario, all’età di 18 anni, e poi ha successivamente preso parte alla guerra del ’48 per l’Indipendenza di Israele e alle guerre del ’56, ’67 e ’73 in qualità di infermiere dell’esercito. Di indole pacifista, umanista di grande cultura proveniente da una famiglia ebraica di Firenze, Piero Cividalli vive oggi nella sua casa di Ramat Gan, vicino a Tel Aviv (Israele), dove scrive e dipinge.

A sinistra la medaglia d'oro al valor militare consegnata a Gualtiero Cividalli, padre di Piero, impegnato durante la prima guerra mondiale nella battaglia di Vittorio Veneto. Gualtiero Cividalli fu costretto a scappare dall'Italia insieme alla famiglia in seguito alle leggi razziali nel 1939.

A destra Piero Cividalli oggi (Ramat Gan, Israele 2021)

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